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Da dove viene quel segnetto “rivolto indietro”, perché si chiama come la figura retorica e come mai c’entra con il “apostrofare” qualcuno. Partiamo dall’etimologia greca di apostréphein (“volgere altrove”), da cui nascono sia l’apostrofo come segno che indica che “è caduto qualcosa” nella parola, sia l’apostrofe come gesto del discorso che si volta verso un interlocutore – e quindi il nostro “apostrofare” qualcuno, cioè attaccarlo a parole. Lungo il percorso smontiamo i dubbi più gettonati (qual è / qual’è, po’ / pò, un altro / un’altro, nessun altro / nessun’altra) e raccontiamo come, tra Petrarca, i grammatici rinascimentali e la Crusca, si è stabilito l’uso moderno dell’apostrofo, con qualche esempio letterario e qualche scivolone contemporaneo che fa rabbrividire gli amanti della lingua.
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