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    Massimo Giuliani "La disputa messianica" Israel Knohl

    27.03.2026 | 28 min.
    Massimo Giuliani
    "La disputa messianica"
    Farisei, sadducei e la morte di Gesù
    Israel Knohl
    Traduzione di Margherita Pepoli
    Edizioni Adelphi
    www.adelphi.it

    Una secolare tradizione iconografica e una vasta letteratura si sono diffusamente interrogate sulla sequenza centrale del processo a Gesù: il «faccia a faccia» con Ponzio Pilato e con le istituzioni degli occupanti romani, le sole tenute a eseguire la sentenza. Pressoché sconosciuta, invece, è la sequenza precedente, cioè la disputa tra farisei e sadducei intorno all’identità di Cristo come Messia. Una sequenza che ora Israel Knohl restituisce in modo magistrale, seguendo in un percorso inedito lo sviluppo millenario di due correnti contrapposte del pensiero biblico, messianica e antimessianica, che collidono drammaticamente nel processo a Gesù. Portatori di una visione «popolare», i farisei credono alla venuta di una «figura eccelsa» in grado di restaurare «la grandezza della Casa di Davide», e pur non riconoscendo in Gesù quella figura, abbracciano la posizione filomessianica. All’opposto, è l’idea stessa di messianismo a risultare blasfema per i sadducei, che ne rigettano le ragioni ultime, dalla resurrezione dei morti ai concetti di premio e castigo. Alfa e omega di questa radicalità dottrinaria, la distanza incolmabile tra il divino e l’umano, a sua volta riconducibile a un’interpretazione severa della Torah. Nel rimarcare come il giudizio su Gesù spettasse proprio ai sadducei – egemoni nel Sinedrio –, Knohl smantella con la sua avvincente narrazione una serie di stereotipi e pregiudizi consolidati: dimostra come le radici teologiche del processo a Gesù siano da ricercarsi in un conflitto interno al giudaismo, non tra giudaismo e (proto)cristianesimo; e come le responsabilità della sua morte non si possano in alcun modo ascrivere al «popolo ebraico nel suo complesso» (Concilio Vaticano II), come vuole l’adagio «deicida» a lungo impresso quale marchio indelebile su un’intera comunità.

    Israel Knohl è un eminente biblista e storico israeliano, già professore alla Hebrew University e senior fellow allo Shalom Hartman Institute. Le sue ricerche si concentrano sulle origini dell'ebraismo, la formazione della Bibbia ebraica e le figure messianiche, analizzando l'evoluzione delle credenze ebraiche con un approccio interdisciplinare.

    Massimo Giuliani è professore di Pensiero ebraico presso l’Università di Trento. Studioso dell’ebraismo moderno e contemporaneo, nonché del rapporto tra filosofia e pensiero ebraico, ha approfondito i temi legati alla Shoah, il giudaismo conservative americano e il dialogo ebraico-cristiano, non mancando di svolgere attività di comunicazione pubblica anche su quotidiani e riviste. Curatore dell’edizione italiana di alcune opere di Maimonide, Mosheh Hayyim Luzzatto e Gershom Scholem, ha pubblicato di recente: La giustizia seguirai. Etica e halakhà nel pensiero rabbinico (Firenze 2016); La filosofia ebraica (Brescia 2017); Il Rabbi di Asti. Su Paolo De Benedetti (Brescia 2019); Le terze tavole. La Shoah alla luce del Sinai (Bologna 2019); Il dizionarietto di ebraico. Lingua divina sulle labbra degli uomini (et al., Brescia 2019); Le corone della Torà. Logica e midrash nell’ermeneutica ebraica (Firenze 2021).

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    Gabriella Belli "Le Alchimiste" Anselm Kiefer

    27.03.2026 | 28 min.
    Gabriella Belli
    "Le Alchimiste"
    Anselm Kiefer
    Palazzo Reale, Milano

    «L’alchimia non consiste nel fare oro: il vero alchimista non è interessato alle cose materiali, ma alla trasmutazione, alla trasformazione dello spirito». Anselm Kiefer
    In occasione dell’esposizione Kiefer. Le Alchimiste, che presenta la nuova installazione dell’artista appositamente concepita per la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 27 settembre 2026, Marsilio Arte pubblica l’omonimo catalogo a cura di Gabriella Belli, anche curatrice dell’esposizione. Il catalogo documenta come l’artista rielabori figure storiche e leggendarie, le “Alchimiste”, trasformandole in simboli di conoscenza e resilienza; l’apparato iconografico restituisce con precisione la densità materica delle opere, caratterizzate dall’uso di piombo, cenere, oro e sedimenti organici, tipici della cifra stilistica di Kiefer.
    La curatrice Gabriella Belli con il contributo Borderò Kiefer. 2024-2026 ripercorre la mostra di Palazzo Reale, evidenziando come queste figure abbiano influenzato la scienza moderna attraverso la cura e la rigenerazione. Il saggio intreccia la storia di Palazzo Reale a Milano con la pittura dell’artista, in una celebrazione del talento femminile e del superamento dei pregiudizi storici attraverso un viaggio simbolico tra oscurità e ragione. Nel suo testo, Belli ripercorre anche il rapporto con l’artista dal punto di vista della curatela, offrendo una rara testimonianza dei processi attraverso cui prendono forma progetti di questa natura.
    Lawrence M. Principe, con L’Alchimia: una storia di ispirazione e trasformazione, descrive questa disciplina fondamentale per la storia della scienza e della cultura. Il testo esplora la sua evoluzione attraverso il mondo islamico e l’Europa medievale, sottolineando il ruolo cruciale delle donne e la persistente capacità di questa “arte della trasformazione” di ispirare grandi artisti, da quelli fiamminghi del Seicento fino ad Anselm Kiefer.
    In Sorelle dell’Alchimia. Il fuoco delle donne di Anselm Kiefer, Natacha Fabbri esplora le Alchimiste di Anselm Kiefer come figure capaci di unire distruzione e rinascita, trasformando la Sala delle Cariatidi in un labirinto dove memoria e materia si fondono. La studiosa evidenzia come l’opera di Kiefer recuperi e valorizzi il contributo fondamentale e innovativo, nonché spesso oscurato, dato dalle alchimiste alla conoscenza.
    Il saggio Una cristianità insostenibile? di Gabriele Guercio analizza la poetica di Anselm Kiefer attraverso il legame tra arte e teologia, interpretando le sue opere come unt tentativo di “incarnazione” della materia e dello spirito.
    Segue una sezione dedicata alle tavole a colori, ricche di dettagli, che illustrano questo straordinario ciclo dedicato alle Alchimiste, offrendo una panoramica visiva completa. Il catalogo è completato dal regesto delle opere, che fornisce i dettagli tecnici di ogni lavoro esposto, e dalle biografie delle alchimiste curate da Natacha Fabbri, che restituisce preziose informazioni sulle figure storiche e leggendarie che hanno ispirato la cosmogonia dell’artista.

    Anselm Kiefer - Le Alchimiste / Palazzo Reale
    Una mostra promossa da Comune di Milano - Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte 
    Con il supporto di Gagosian e Galleria Lia Rumma
    Con il sostegno di  Main Sponsor Unipol e Banca Ifis
    A cura di  Gabriella Belli

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    Daniele Gouthier "La matematica che conta"

    27.03.2026 | 29 min.
    Daniele Gouthier
    "La matematica che conta"
    Farsi aiutare dai numeri nella vita di tutti i giorni
    Feltrinelli Editore
    www.feltrinellieditore.it

    Dalla matematica in molti durante l’adolescenza si sono tenuti distanti. Non pochi, divenuti adulti, si dicono “L’avessi studiata prima…” e cercano l’occasione di rimediare. Daniele Gouthier ci offre una di queste occasioni, intessendo il suo racconto di quesiti, applicazioni e giochi, di ragionamenti e storie.
    “A cosa serve la matematica?” è una delle domande più frequenti che l’autore si sente rivolgere dalle persone che incontra. A partire dal senso e dalla genesi di idee, proprietà e teoremi, Gouthier ci guida attraverso numeri ed equazioni, grafici e figure, enigmi e paradossi, fino a gettare uno sguardo su orizzonti matematici insoliti. E il bello è che, più indaghiamo concetti astratti, più ci dotiamo di strumenti per comprendere il mondo attorno a noi: le relazioni tra fatti e false verità, il funzionamento di macchine e tecnologie, le ragioni dietro la forma delle piste di atletica e le dimensioni di una risma di carta, dietro le nostre finanze e dentro le nostre case.
    Ogni capitolo contiene un gioco da fare o un quesito a cui dare risposta, perché è solo mettendo le mani in pasta che possiamo capire che la matematica si fa facendola. Giocando, risolvendo problemi o tendendo spaghi tra le dita, si può dare forma ai concetti che la animano. Lungo il percorso del libro imbocchiamo deviazioni dall’esposizione principale per andare a toccare situazioni quotidiane autentiche, nelle quali la matematica fa capolino e getta un po’ di luce anche sui casi della vita che ci sembrano ingarbugliati o astrusi.

    “Astrarre è vedere ciò che c’è nelle cose, una volta che abbiamo tolto tutto quanto non è significativo. Quando arriviamo al nocciolo dell’astrazione (quello che è tale per noi) siamo pronti per allargare gli orizzonti e comprendere nuovi mondi.”

    Daniele Gouthier, autore di manuali per la scuola, saggi scientifici e libri di problemi matematici, insegna Comunicare la fisica e la matematica alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Si occupa da oltre venticinque anni di comunicazione della matematica e di come scrivere di scienza, con attenzione al rapporto tra matematica e linguaggio, alla percezione pubblica della scienza e al ruolo della comunicazione nella didattica della matematica. Svolge un’intensa attività di formazione rivolta ai docenti.
    Con Feltrinelli ha pubblicato i saggi Matematica fuori dalle regole (2024), vincitore del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi 2025 nella sezione Scienze matematiche, fisiche e naturali, e La matematica che conta (2025).

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    Pietro De Marchi "Alla giusta stagione"

    27.03.2026 | 24 min.
    Pietro De Marchi
    "Alla giusta stagione"
    Poesie
    Edizioni Casagrande
    www.edizionicasagrande.com

    Una sequenza di quadri, accensioni, piccole “storie naturali” da cui emerge tutto un senso del vivere, delineata in versi dove si alternano toni lirici e giocosi, espressioni colloquiali e citazioni letterarie.
    La nuova raccolta di poesie di Pietro De Marchi è, come le precedenti, un libro dal passo leggero che rifugge da ogni enfasi drammatica, pur essendo caratterizzato, forse, da un più forte e doloroso senso di dispersione della memoria personale e collettiva. È questa lucida consapevolezza che acuisce, qui, la sensibilità del poeta per le tracce che le persone e le cose lasciano nella nostra esistenza: «reliquie, relitti spiaggiati» dai quali la vita, per quanto fuggevole e impalpabile, può a volte riaffiorare con sorprendente intensità. «Morti siamo, vivi fummo / e questo è tutto, proprio tutto / quel che c’è da sapere», dice l’ignoto di Waterloo in una poesia-monologo collocata al centro del libro. Ma è davvero così? Forse qualcos’altro da sapere c’è, lascia intendere De Marchi, e lo si intuisce nel lavoro del boscaiolo che, sapendola riconoscere, taglia i tronchi «alla giusta stagione», o nel movimento lieve delle bambine in monopattino che con il loro «dlìn dlìn argentino» sembrano suggerire ai passanti: «Caschi pure il mondo / noi oggi siamo qui».
     

    Pietro De Marchi ha studiato presso le Università di Milano e di Zurigo, dove ora insegna letteratura italiana come professore titolare. È inoltre „Professeur associé“ all’Università di Neuchâtel e incaricato di corsi all’Università di Berna. Autore di numerosi studi di carattere filologico e letterario, si è occupato di poeti e prosatori della Svizzera italiana, in particolare di Giorgio Orelli, e dirige attualmente un progetto di ricerca del Fondo Nazionale Svizzero. Dal 2006 al 2011 è stato membro del Consiglio di Fondazione di Pro Helvetia. Attivo anche come poeta, ha ottenuto vari riconoscimenti tra cui il premio Schiller nel 2007.

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    Rino Ventriglia "Crocevia del perdono"

    27.03.2026 | 20 min.
    Rino Ventriglia
    "Crocevia del perdono"
    Perdere e ricostruire la fiducia nelle relazioni
    Edizioni Città Nuova
    www.edizionicittanuova.it

    Abbiamo perso la capacità di perdonare? Forse no, ma per farlo abbiamo bisogno di metabolizzare la rabbia e il dolore in maniera profonda. E abbiamo bisogno anche di appropriarci di alcuni strumenti essenziali: la consapevolezza di noi stessi, la capacità di elaborare i vissuti emotivi relativi al danno subito, la rinuncia alla vendetta e al risarcimento e la disponibilità a vivere il dolore fino in fondo. Solo così, solo dedicando tempo alla riflessione e alla crescita personale, diventeremo infine capaci di perdonare gli altri e di perdonare noi stessi.

    Rino Ventriglia è neurologo, psicoterapeuta, analista transazionale didatta e supervisore. Nel 2004 ha fondato il Centro Logos, centro casertano di Analisi Transazionale. È direttore della Scuola di psicoterapia a indirizzo analitico-transazionale psicodinamico di Casapulla (Ce). Attualmente è il presidente dell’A.I.A.T. Associazione Italiana Analisi Transazionale. Insieme alla moglie, Rita Della Valle, è impegnato con le Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari; sono co-fondatori di Percorsi di Luce, una metodologia di intervento nata come supporto nella gestione dei rapporti di coppia. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui: Le spie rosse dell’Amore (2013); La Montagna Spaccata. La leadership in una prospettiva relazionale (con G. Marrazzo, 2017); Il Perdono: incrocio di sentieri di vita.  Ferite e cicatrici dei rapporti (2017); Analisi transazionale per i disturbi ansiosi (con A. R. Paolillo – E. Benelli, 2022).

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