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A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia

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A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia
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  • A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia

    10 anni di Brexit

    04.07.2026
    Sono trascorsi dieci anni da quel 23 giugno del 2016, quando il Regno Unito decise con un referendum di uscire dall’Unione europea. Il bilancio di quel divorzio è nei dati: se pur non vi è stata quella sorta di catastrofe paventata da molti osservatori, l’uscita dall’Unione Europea ha ridotto gli investimenti e causato un aumento dell’inflazione. Il Pil pro capite è inferiore del 6-8% rispetto a quello che sarebbe stato restando nella Ue, e alcune stime arrivano a un -10%. Le esportazioni britanniche sono calate del 15% e -come ci ricorda l’Economist- il debito pubblico del Regno Unito è attorno al 94% del Pil, il livello più alto dal 1960 mentre il deficit è al 4,3%, ma occorre tener conto anche degli effetti della pandemia e delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Il settore finanziario britannico si è ridotto dal 9,4% del Pil del 2016 al 7,8% attuale, ma non c’è stato il grande esodo dalla City temuto ai tempi del referendum. Dal punto di vista politico le dimissioni di Keir Starmer sono soltanto l’ultimo atto di un processo che ha visto avvicendarsi sei premier in dieci anni: David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e infine Keir Starmer, ora dimissionario. I sondaggi ci dicono che un’ampia maggioranza dei sudditi di re Carlo III sarebbe favorevole a un ritorno all’interno dell’Unione Europea e -d’altro canto- dal 2021 è in vigore un nuovo accordo di partenariato tra UE e Regno Unito. Di questi temi discutiamo in compagnia di Fabrizio Pagani, economista, ex capo della segreteria tecnica del ministero dell’Economia, nonché consigliere economico di Palazzo Chigi, partner di Vitale e docente a SciencePo e alla Luiss.
  • A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia

    Gli studi economici nel dopoguerra

    27.06.2026
    La cultura economica dell’Italia divenuta Repubblica con il referendum del 2 giugno del 1946 ha colmato il ritardo accumulato sotto la dittatura fascista, quando il dibattito scientifico e la stessa circolazione delle idee e del pensiero è stato profondamente compresso. Con il ritorno alla democrazia e alla libertà, la cultura economica ha quindi contribuito al confronto democratico delle idee nel paese. L’apporto è stato prezioso: per il livello scientifico, la varietà dei temi considerati, l’ampia gamma delle posizioni dibattute in un vivace confronto dialettico, interno e internazionale. Le indicazioni degli economisti sono state variamente accolte dalle classi dirigenti e dalla politica di fronte alle vicende dell’economia italiana: il “miracolo economico”, l’inflazione con rallentamento della crescita tra il 1973 e gli anni Ottanta, la drammatica crisi della lira del 1992, il ristagno successivo che tuttora perdura. Di questi temi discutiamo questa sera, cari ascoltatori, in compagnia di Pierluigi Ciocca, economista che è stato tra l’altro vice direttore generale della Banca d’Italia e ora socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, autore insieme a Giangiacomo Nardozzi del volume pubblicato da Carocci, dal titolo “La cultura economica della Repubblica, pensiero, azioni, fatti” (1946_2026).
  • A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia

    Pace, sicurezza, futuro

    20.06.2026
    La pace -lo stiamo sperimentando con i conflitti in corso, dal Medio Oriente all’Ucraina- non è un dato acquisito. È una costruzione fragile, che richiede capacità industriale, innovazione tecnologica e capitale disposto ad assumersi il rischio del futuro. In primo piano è il tema della sicurezza, senza la quale non esistono crescita, progresso e libertà. Con una diversità di fondo rispetto al passato: per la prima volta, il capitale privato -venture capital, private equity, fondi strategici- non è un attore marginale, bensì una leva strutturale della deterrenza e della sicurezza occidentale. È uno dei temi principali del libro di cui ci occupiamo questa sera. In “Difendere il futuro, finanza, innovazione e geopolitica nella nuova economia della sicurezza”, pubblicato da Egea, ci viene proposta con precisione la genealogia del rapporto tra guerra, tecnologia e finanza, e come l’innovazione militare abbia storicamente anticipato e plasmato lo sviluppo economico e industriale. L’autore, nostro ospite, è Enrico Della Gatta, manager ed ex ufficiale dell’Esercito, con una lunga esperienza in operazioni multinazionali e presso le più alte istituzioni militari, nazionali ed europee. Attualmente è vice presidente di Fincantieri.
  • A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia

    Il futuro delle criptovalute

    13.06.2026
    Nate sotto la forma di moneta digitale senza banche né Stati a sostenerle, le criptovalute sono divenute negli ultimi anni un circuito finanziario parallelo, globale e decentralizzato, in grado di attrarre grandi capitali e ingenti quantità di denaro, fuori dal controllo delle autorità preposte alla vigilanza dei sistemi finanziari. Quella delle criptovalute - si legge nel libro pubblicato da Donzelli dal titolo “L’Anticripto, finanza del futuro, utopia libertaria o truffa del secolo?” - è una storia di figure misteriose, fortune improvvise, crolli spettacolari e insospettabili ritorni. Mentre l’Europa prepara regole più severe, le cripto restano al centro di una partita decisiva: saranno solo una parentesi, o la base della finanza che verrà? A questi interrogativi abbiamo chiamato a rispondere l’autore del libro, Francesco Giordano, saggista e dirigente bancario.
  • A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia

    Chi controlla il passato

    06.06.2026
    Controllare il passato per controllare il presente e il futuro. Scorrendo le pagine del libro scritto da Giorgio Caravale, pubblicato da Laterza, dal titolo “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”, si ha la conferma di una tendenza che pare ormai consolidata soprattutto laddove al potere vi siano formazioni di stampo populista. Non è certo una novità - si potrebbe obiettare - considerato che l’uso politico della storia accompagna da sempre la storia dell’umanità: piegare in sostanza gli avvenimenti del passato, spesso attraverso veri e propri ribaltamenti della verità storica, a fini di consenso e di politica interna. Eppure in quel che sta accadendo un po’ ovunque nel mondo, dalla Russia di Putin alla Cina di Xi, dai campus americani alle aule italiane, il controllo del passato a fini politici sta acquisendo caratteristiche ancor più pervasive e invasive. Ne parliamo in compagnia dell’autore del libro, Giorgio Caravale, docente di storia moderna presso l’Università Roma Tre e presidente della Società italiana per la Storia dell’Età moderna.
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O A conti fatti. La storia e la memoria dell'economia
"A Conti fatti, la storia e la memoria dell'economia" è il programma di Radio 24 dedicato alla storia dell'economia che punta ad approfondire argomenti, temi, spunti e riflessioni offerti dall'attualità, da libri ed eventi connessi con l'economia per andare insieme indietro nel tempo, così da ricavare spunti utili a farci meglio comprendere i fenomeni complessi con i quali ci confrontiamo quotidianamente. La storia economica è da questo punto di vista uno strumento prezioso perché ci offre importanti chiavi interpretative di lettura e rilettura del passato anche recente. Ne abbiamo più mai bisogno in questa fase di profondi e repentini cambiamenti.
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